giovedì 30 luglio 2015

SELFIE TRA LE RIGHE

Il mio percorso professionale ha fatto si che questo blog non potesse andare avanti. Ma la mia avventura da scrittrice non si è fermata e nel mese di luglio sono riuscita ad aggiungere una pubblicazione al mio curriculum letterario.

Vi presento "SELFIE TRA LE RIGHE", mio libro n.2, edito dalla Giovane Holden Edizioni. Argomento decisamente diverso dal libro n.1  "E ADESSO TROVATI UN LAVORO!", con una struttura snella, veloce, empatica, in cui riconoscerete un milione di emozioni. "Selfie tra le righe" nasce da immagini ricevute o scattate in prima persona che sono riuscite a descrivere in modo completo episodi felici, simpatici, tristi e fondamentali della mia vita. Ho deciso di condividerle con voi, il mio pubblico, sapendo che nella mia ordinaria quotidianità ci rispecchiamo in molti, senza però utilizzare le fotografie originali per lasciare spazio alla vostra immaginazione. Fate correre la mente visualizzando scatti personali, quelle immagini che portate nel cuore e che ricorderete per sempre.



 "Dove posso andare a produrre il mio principe azzurro? Esiste una fabbrica delocalizzata in Romania dove scegliere su un catalogo il mio prototipo di uomo ideale e ordinarlo, magari on line? Pacco pronta consegna per Miss Montanari, posta celere per favore che ho già pronta la cena!  Lo idealizzo, lo cerco in tutti gli uomini che mi passano davanti fino a quando scopro che stanno per diventare papà e te lo dicono con un’espressione così amorevole che sei anche contenta per loro, e contemporaneamente ti dai della cretina perché avresti potuto sfasciare una famiglia." 

Tratto da "Selfie tra le righe ", racconto " Un principe dai pantaloni azzurri", Giovane Holden Edizioni - Battitore Libero, luglio 2015.

Questa la pagina dedicata al mio nuovo lavoro su questo blog, questo uno dei tanti shop on line in cui potrete acquistarlo.

Grazie a  chi mi segue. 

PAOLA



sabato 25 ottobre 2014

E' tempo di fermarsi.

Se qualcuno me l’avesse detto …non avrei passato le mie ferie estive nel cercare di migliorare questo blog. Perché, dopo una parentesi di due anni, ho inaspettatamente ripreso  a lavorare nella selezione del personale.

Considerato che, scegliendo di pubblicare nome – cognome – fotografia –contatti  e riferimenti alla mia avventura da scrittrice, qui ci ho messo letteralmente la faccia, e considerato che lo stesso succede quotidianamente nel mio lavoro, forse ora mi devo fermare.

“Perché non richiamo?” è un progetto a cui tengo molto  perché mi ha dato la possibilità di esprimere quella parte ironica e cinica che per dovere di ruolo avevo messo a tacere. E per dovere di ruolo ritengo sia il caso, oggi, di rimetterla a tacere fino a quando non capirò se questo progetto può ancora svilupparsi parallelamente alla mia vita professionale.

Avrei potuto cliccare sul tasto “Elimina” per far scomparire tutti i contenuti e invece scelgo di lasciarli così, ancora leggibile, perché questa sono io. Congelo i miei post fermandoli nel tempo, lasciando a chi vorrà la possibilità di ridere insieme a me. Da domani , contrariamente a quanto  predicato per una corretta gestione di un blog, non troverete più aggiornamenti. O forse uno… il mio secondo libro in uscita nella primavera 2015, altro grande impegno.

Nel frattempo vi saluto e vi ringrazio per l’affetto e l’interesse dimostrato nei confronti di chi ha provato a fare la differenza.


PAOLA

domenica 5 ottobre 2014

L'età è un problema?

E’ talmente ovvia quanto fastidiosa la domanda che praticamente tutti  mi fanno durante il colloquio di iscrizione: “L’età è un problema?”. E se io rispondessi : “E’ solo un problema tuo!” ? Questa sarebbe la risposta giusta da dare.
E’ normale che un’azienda nel cercare nuovo personale stabilisca anche una fascia d’età entro cui  il candidato deve rientrare.  Non è discriminazione, è una scelta legata a valutazioni aziendali: ambiente di lavoro, prospettive di carriera, gli altri membri dello staff, attitudini personali, flessibilità mentale, esigenze famigliari diverse, richieste di mobilità territoriale particolari, possibilità retributive… sono infiniti i fattori che entrano in gioco nello stabilire l’età della nuova risorsa.
Certo la discriminazione purtroppo esiste ancora e sicuramente ci sono delle categorie particolarmente svantaggiate. Per intenderci c’è chi ancora non assume donne in età da matrimonio e soprattutto da gravidanza, anche se al giorno d’oggi non serve essere sposate per fare figli e l’età in cui le donne possono diventare mamme si è estesa più o meno tra i 18 e i 40 anni. Cosa facciamo? Niente più donne? Non penso proprio, l’azienda si deve adeguare alla società moderna se non  vuole perdere l'occasione di avere uno staff come si deve.
E questo vale anche per l’età. In passato non era frequente  vedere persone di 40 anni disoccupate, arrivavano solo candidati in cerca di nuove possibilità ma comunque occupati. Poi però la crisi economica ha cambiato le regole del mercato del lavoro e la disoccupazione ha coinvolto nuove fasce d’età. E le persone devono adattarsi ,così come le aziende, superando l’idea che “tanto sono vecchia” o “tanto sono giovane” per cui nessuno richiamerà.
E’ come quando si cerca l’anima gemella… l’amore non ha età però c’è chi preferisce avere il Toy Boy, chi le Milf e chi le Cougar Wife. E nessuno si lamenta.

domenica 28 settembre 2014

Sei una pezza

A te che dopo aver inviato milioni di mail, aver telefonato almeno cento volte in ufficio e dopo l’ennesimo “Passi in filiale ad iscriversi” da noi ripetuto hai capito che forse era meglio venire in filiale di persona.

Appena entri ti riconosco: non ho mai visto la tua faccia ma distinguo bene la tua voce e probabilmente ho imparato a memoria il tuo numero di telefono perché, dopo diversi anni di vita passati al telefono con te, mi guardavo bene dal rispondere quando sul display compariva proprio il tuo numero.

Guardo l’orologio e sono le 14.30. Tra me e me decido di darti 15 minuti di tempo per formalizzare l’iscrizione ed andartene ,e per fare questo confido nelle mie capacità di gestione del pubblico.

Ti siedi e inizi a raccontare, per l’ennesima volta, tutto quello che mi hai già detto al telefono. Ti faccio capire che conosco la tua storia e non ho intenzione di perdere altro tempo ma non ci senti proprio, è come se stessi impersonando con ampie capacità teatrali il monologo del disoccupato disperato perfetto.

Non metto in dubbio la tua condizione, purtroppo è cosa comune. Ma non disporre del mio tempo parlando del nulla. Sei una pezza, in alcune parti d’Italia si dice anche torrone o gancio. Posso lontanamente capire perché nessuno ti richiama.

Esci dalla filiale alle 15.37.  Se torni ti presento fattura, giuro!

domenica 21 settembre 2014

L ‘inglese lo so

A te che dopo esserti iscritto alla nostra banca dati insisti a mandare il tuo Cv in risposta ad un’offerta dove, non serve nemmeno specificare di che ruolo stiamo parlando, è chiaramente scritto:
“Richiesta ottima conoscenza della lingua inglese per trasferte estere”.

Ti ho visto io e per quanto mi riguarda l’inglese non lo sai abbastanza. Ma tu imperterrito scrivi, chiami e passi dalla filiale fino a convincermi … ti metto alla  prova. Prendo un test di lingua livello base e un testo tecnico vicino ai contenuti essenziali per la ricerca aperta; per tua sfortuna io l’inglese l’ho studiato e questo tipo approfondimento mi risulta facile da gestire. Ti sto offrendo la possibilità di farmi capire che mi sto sbagliando, tu sai solo che ti ho convocato per fare due chiacchiere mirate alla selezione in corso.

Ti siedi sorridente e appena accenno al test di lingua cambi espressione. Non te l’aspettavi per caso?

Test di livello base: dieci minuti e me lo riconsegni. Testo da tradurre: quindici minuti e mi ridai anche quello. Poi prendi la porta senza dire altro.
Su 10 domande con risposta multipla sei riuscito a sbagliarne 9; il testo da tradurre… si e no hai fatto la prima frase, il resto l’hai consegnato in bianco.

Se tu sai l’inglese io parlo perfettamente il russo…DA.

domenica 14 settembre 2014

Sono figlio di

A te che ti presenti dicendo “ Ciao , sono Andrea Pinco Pallo” con un sorrisino che lascia intendere altro anche se questo altro al momento mi sfugge.
“Buongiorno, accomodati pure”, rispondo come normalmente faccio. Inizio iscrizione e colloquio da prassi e noto che dopo due o tre domande sei abbastanza stizzito e il tuo atteggiamento sta diventando arrogante



Continui a rispondermi finchè sbotti dicendo: “Ma insomma non hai capito che sono figlio di Pinco Pallo, quel Pinco Pallo?” .
Io: “Pinco Pallo chi?”

Ti alzi di scatto ed esci dalla filiale. Apro google e digito il tuo cognome. Non compare nulla se non un articoletto di un politico decaduto da qualche anno, non più in servizio comunque.
A
mico mio, essere “figlio di” a volte effettivamente può essere vantaggioso. Assicurati però che l’idea che hai del tuo papà corrisponda a quella condivisa dall'immaginario collettivo  e verifica che questo tipo di referenza sia effettivamente spendibile



Per quanto mi riguarda “figlio di ….” ha un altro significato, soprattutto se non vali nulla.



lunedì 8 settembre 2014

L’amante degli animali

A te che vieni convocato dopo aver inviato un CV interessante alla nostra casella di posta. Ti suonerà strano ma essere richiamati dopo l’invio di una semplice mail è cosa rara. Una filiale, per piccola che sia, riceve almeno 100 mail di candidatura diretta al giorno e la gestione non è mai veloce né pratica per chi fa il mio lavoro.

Fissiamo un appuntamento per il lunedì successivo, dandoti un preavviso di 4 giorni. Arrivi puntuale e ti presenti accompagnato da un cane. Apro la porta e una volta capito che eri proprio la persona che stavo aspettando ti lancio la battuta “ Fai il dog sitter??” . Tu mi guardi e serio rispondi : “No, è il mio cane, si chiama Bob”. Ahah… piacere Bob…

Ci sediamo alla  scrivania e giustamente dopo tre domande Bob inizia a non volerne più sapere di stare seduto. E’ irrequieto e abbaia ogni volta che squilla il telefono, ogni volta che passa una collega o entra un nuovo candidato in filiale.

Il  cane è il migliore amico dell’uomo, certo. Se tu fossi passato di lì per caso, mentre portavi a spasso Bob,  avrei anche capito che lasciarlo legato fuori dall’ufficio non sarebbe stata una grande idea. Ma porca miseria, abbiamo fissato un incontro con 4 giorni di anticipo… non potevi organizzarti e presentarti da solo? Bob non sta cercando lavoro, tu si. E se non riusciamo a fare nemmeno dieci minuti di chiacchere io non posso candidarti da nessuna parte. In compenso Bob mi stà simpatico, se vuoi in pausa pranzo te lo tengo io